ANCH’IO ERO UN TEMPO UNA TORRE ... I TOO WAS ONCE A TOWER ...
Gabriella Sica trans. Brian Cole

Erano i primi giorni d’un settembre
al nascere del secolo del terrore
quando tu aereo-ferro acuminato
con il gelo del disamore m’atterri
mentre la città soffriva per le ferite
e un fossato ancora scavi e scavi.
Dov’era prima il pane quotidiano
fu un tremendo schianto di mura
turbinante per l’America e l’Europa
(pietrisco celeste l’apocalisse)
e i carboni-relitti tra le macerie
visibili e invisibili ancora accesi.

Dov’era una solida torre in pace
fu il sangue sui mattoni al buio
(si sfalda si sgretola la casa-vigna
frana in cenere disfatto il cuore)
ma fu coraggio di legno e roccia
senza mai il dono d’una risposta.
"Perché? Perché mi hai abbandonato?"
Nel folle rogo-bagliore trabocca
l’estate con l’incandescente sabbia
dove si forma le ali una colomba
(un barlume è un’aria aperta più chiara)
che vola verso una radura fiorita.

Un uomo vedrò alzarsi dall’orrore
al più bel giorno della sua vita
dove non c’è il fare o il patire torti.
Ma tra le braci è fermo il tempo
noi siamo sempre là nel novecento
tra torri incendiate come torce.
E se non è cambiato il nostro mondo
che ancora non ha sapienza e lingua
di quale sia il bene e quale il male
dopo duemila anni e l’aspro fumo
la poesia farà di rovine un bosco.

Sento il fischio d’uno sparuto tordo
è un uccello di bosco libero e bello:
per ascoltarlo un solo modo conosco.

It was in the first days of September
at the birth of the century of terror
when you, aeroplane-iron, sharpened
with the frost of aversion destroyed me
while the city suffered with from wounds
and you dig out ditch after ditch.
Where there was daily bread before
was now a tremendous crashing of walls
whistling through America and Europe
(heavenly rubble of the Apocalypse)
and the carbon-wreckage among the debris
visible and invisible still in flames.

Where there was once a solid tower in peace
was now the blood of its bricks in the mud
(the vineyard flakes and shatters
the heart crumbles reduced to cinders)
but there was courage of wood and rock
without even the gift of a reply.
"Why? Why have you forsaken me?"
In the mad glare of the fire
summer overflowed with the incandescent sand
where could be seen the outline of the wings of a dove
(a glimmer in the brighter clear air)
that flies towards a flowered glade.

I shall see a man rise out of the horror
to the most beautiful day of his life
where there is neither action nor suffering
But in the embers Time is clasped -
we are still there in the twentieth century
among wars and flames high like towers.
And if our world is not changed
that does not yet have wisdom and language
for what is good and what is bad
for two thousand years and the harsh smoke
poetry will make the ruins into a forest.

I hear the buzz of a thin thrush
it is a bird of the forest, free and beautiful:
I only know one way to listen to it.

Copyright: Moretti & Vitali Editori © 2009, trans. Brian Cole © 2010


next
index
translator's next