L'INFINITO THE INFINITE
Giacomo Leopardi trans. Frederick Townsend

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

This lonely hill to me was ever dear,
This hedge, which shuts from view so large a part
Of the remote horizon. As I sit
And gaze, absorbed, I in my thought conceive
The boundless spaces that beyond it range,
The silence supernatural, and rest
Profound; and for a moment I am calm.
And as I listen to the wind, that through
These trees is murmuring, its plaintive voice
I with that infinite compare;
And things eternal I recall, and all
The seasons dead, and this, that round me lives,
And utters its complaint. Thus wandering
My thought in this immensity is drowned;
And sweet to me is shipwreck on this sea.

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