QUANDO NON POTRÒ PIÚ VEDERE,
UDIRE ...
WHEN I NO LONGER SEE OR HEAR A
THING ...
Remo Fasanitrans. Aino Paasonen & Ricardo Sternberg
"Sí che dal fatto il dir non sia diverso"
(Inferno XXXII, 12)



Quando non potrò piú vedere, udire,
muovere un passo, stendere una mano,
dite, vi prego, cieco, sordo, attratto;
e non mi fate segno ad eufemismi.

E quando morirò non mi chiamate
addormentato per un tempo eterno:
sarebbe, tra le pene, la piú triste
per me che intendo ritornare al nulla.

Ma c'è un'altra ragione piú profonda.
Sono poeta e amo la parola
che dice, piena, quel che deve dire.

Un tempo i ciechi e gli altri erano veri,
in vera pace con sé, con la sorte.
Non l'ombra inquieta d'integri fantasmi.
"Let not the word be different from the fact."
(Inferno XXXII, 12)



When I no longer see or hear a thing,
or cannot stir a step, reach out a hand,
Say, I beg you, that I am blind, deaf, lame.
Don't make of me the butt of euphemisms.

And when I die don't say of me then, please,
that I've gone to an everlasting sleep -
This, of all sentences, the most abject-
for I intend again to become void.

But there's another, deeper reason, too.
I am a poet: words are what I love,
words that say fully what I mean to say.

Once the blind and others like them were real,
at peace with themselves and their lot in life.
Not the uneasy ghosts of a mirage.

Copyright © Remo Fasani 1995: trans. copyright © Aino Paasonen & Ricardo Sternberg 2003 - originals publ. Bellinzona: Edizioni Casagrande, 1995


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